Pay-per-click, pro e contro, futuro e alternative.

pay-per-click pro e contro

Il sistema di pubblicità online più conosciuto al mondo, quello utilizzato da Google e Bing, comincia a scricchiolare sotto il peso incombente del nuovo che avanza?

Per il momento i numeri confermano una flessione netta a favore di sistemi più incisivi e produttivi, ad esempio quelli gestiti all’interno di Social Network come Facebook Ads che garantiscono performance più allettanti per gli inserzionisti e costi decisamente più contenuti.

Cosa è esattamente il Pay-per-click e come funziona.

E’ una forma di pubblicità online che prevede il posizionamento di una pagina a pagamento, in vetta ai motori di ricerca, sulla base di parole o frasi chiave pertinenti opportunamente selezionate. Queste keywords hanno un “costo per click”, cioè l’importo pagato dall’inserzionista per ogni azione dell’utente, definito in funzione al volume di ricerca che generano. Più la parola chiave risulta generica, cioè maggiormente utilizzata dagli utenti nelle ricerche, tanto più varrà in termini di costo per click.

Perchè utilizzare il pay-per-click.

Molti considerano il pay-per-click come veicolo per portare traffico web immediato e selezionato ad un nuovo sito web, un buon modo per farsi conoscere in poco tempo. Si, se l’intento è quello di farsi conoscere sul mercato, nulla in contrario. Se invece il motivo della campagna è produrre risultati economici in termini di conversioni, allora la questione và approfondita in modo più accurato. Il rischio più evidente é che l’utente entri nel sito per caso, senza una reale esigenza o particolari motivazioni, magari durante una ricerca riguardante altro, e poi esca velocemente senza produrre alcun valore aggiunto per il sito stesso.

Se disponiamo di budget illimitati e la propensione a schiacciare la concorrenza, allora non vedo alcun problema, nel caso contrario dovremmo provvedere ad organizzare la nostra campagna pay-per-click in modo oculato e riducendo al minimo gli errori e lo spreco di denaro. La normale prassi è quella di investire su una certa quantità di parole chiave che possano portarci al risultato atteso senza che i costi lievitino in modo incontrollato. Pianificare una campagna Pay-per-click è un procedimento abbastanza complesso che richiede estrema cura dei particolari e competenza specifica. Il consiglio è sempre quello di affidarsi ad un esperto del settore, qualcuno che conosca bene i meccanismi del marketing e delle piattaforme, non sempre intuitive, messe a disposizione dal provider dei servizi.

Punti a favore del PPC (pro)

Esistono diversi motivi validi per attuare una campagna pay-per-click in modo produttivo e con buone prospettive di successo. Come accennato prima, l’aspetto più convincente è l’accesso ad una visibilità immediata di utenti selezionati. Non è infatti di secondaria importanza la promozione di un sito web in senso generale, ad esempio per far conoscere il brand ed i servizi offerti in modo diretto, dirottando il traffico su una landing page. Naturalmente, per ovvi motivi di costi, la cosa non è sempre alla portata di tutti, ma comunque ha un senso. Per chi dispone di un budget elevato, la cosa potrebbe essere interessante e produrre discreti risultati nel breve termine. Naturalmente ad un lavoro di promozione andrebbe affiancato un progetto SEO a lungo termine per fare in modo che una volta terminati gli effetti della campagna pay-per-click non si ritorni al punto di partenza con evidente spreco di denaro.

Altro fattore positivo è la semplicità produttiva della campagna stessa che non ha particolari costi o tempi di attuazione che non riguardino direttamente la pianificazione della stessa. Nessun costo riguardate forniture esterne come creazione di contenuti grafici, riprese video e quant’altro. Dunque massima ottimizzazione dei tempi e costi produttivi rispetto ai risultati effettivamente raggiungibili.

Rischi del PPC (contro)

Il rischio principale, è quello che si perda il polso della campagna e che i costi lievitino a dismisura superando di gran lunga i benefici prodotti. Il concetto stesso di il pay-per-click prevede un costo variabile in funzione della domanda e, con l’aumento costante della concorrenza in rete, spesso si rischia di andare ben oltre i limiti di ragionevolezza imposti. Capita infatti che alcune parole chiave particolarmente richieste generino una concorrenza serrata sino a portare il “costo per click” su livelli tali da rendere la campagna realmente poco conveniente, limitando l’efficienza del servizio. Molti inserzionisti, specialmente quelli dotati di budget ridotti, oggi limitano al massimo o addirittura rinunciano ad una promozione di questo tipo dirottando le proprie risorse altrove.

Altri fattori assolutamente rilevanti sono quelli legati alla percezione degli utenti, quelli che usano i motori di ricerca tutti i giorni, che cominciano a vedere con sospetto i risultati sponsorizzati evitandoli a piè pari o tralasciandoli a favore dei “più veritieri risultati organici”. Ci tengo a ribadire il mio parere in proposito, e dico che non sempre questo è giustificato nel marasma di risultati organici spesso fuorvianti, poco pertinenti e poco curati!

google_risultati_sponsotizzati

In alcuni casi, soprattutto quando si effettuano ricerche utilizzando termini comuni, la concentrazione della pubblicità rispetto ai risultati organici risulta eccessiva, facendo apparire i risultati complessivamente confusi e poco credibili agli occhi di molti che sono inconsciamente portati a screditare i link a pagamento come una sorta di imposizione o addirittura di spamming. Questa stratificazione non giova ai risultati sponsorizzati che appaiono spesso estranei alla ricerca stessa. L’intento dei motori di ricerca di integrare il più possibile questi risultati utilizzando colori, caratteri e posizioni che possano in qualche modo confonderli con quelli organici, non ha mai sortito risultati apprezzabili, mostrandosi agli occhi dei più attenti come un vero e proprio tentativo di camouflage.

Come accennato in precedenza, un altro fattore negativo del sistema pay-per-click in generale è la scarsa rilevanza del traffico generato. In sostanza la maggior parte delle visite prodotte hanno la tendenza a non tradursi in azioni concrete o conversioni inducendo molte aziende a cercare alternative più convincenti. Una di queste è rappresentata da un modello simile ma basato sul pagamento ad azione, come acquisto o conversione generica, e non a click. Naturalmente chi vende pubblicità è sempre poco propenso a proporre sistemi di questo tipo dove il rischio si sposta chiaramente dalla loro parte.

Un altro fattore negativo, secondo me il più importante di tutti, è il costante calo di fiducia degli utenti nei confronti dei risultati sponsorizzati dei motori di ricerca. Spesso si tende a pensare che siano costruiti con logiche ingannevoli tendenti a produrre un click in più rispetto ad offrire un reale servizio alla navigazione. E’ evidente inoltre che spesso la pertinenza di molti annunci riguardo gli argomenti della ricerca sia oltremodo casuale.

I Social networks come alternativa credibile al pay-per-click

In questo scenario di cambiamento epocale, assume sempre maggiore importanza l’apporto dei Social Networks rispetto al tradizionale pay-per-click. Mi riferisco soprattutto a Facebook, che nel tempo ha messo a punto una potente e moderna piattaforma di advertising in grado di raggiungere utenti di ogni tipo in modo estremamente curato e pertinente, utilizzando i dati che gli utenti stessi hanno inserito al momento dell’iscrizione, selezionandoli per età, sesso, luogo geografico, interessi etc.

Tutti questi dati, ormai presenti in abbondanza nei database dei Social Networks, favoriscono la creazione di veri e propri profili dei consumatori potenzialmente interessati ad ogni sorta di prodotto o servizio esistente, creando così un target molto preciso su cui puntare, rendendo dunque più efficace la campagna stessa. E’ possibile conoscere in anticipo il bacino d’utenza potenziale a cui rivolgere la campagna sulla base di parametri relativamente precisi e modulare l’investimento di conseguenza in modo più efficiente e produttivo, cosa assolutamente impossibile prima d’oggi. Ulteriore novità introdotta è la forma migliorata e più accattivante dell’annuncio con la possibilità di aggiungere, oltre al titolo ed al testo anche una piccola immagine che completa l’esperienza e lo rende attraente agli occhi dell’utente.

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Inoltre, se i luoghi deputati alla ricerca come Google o Bing svolgono un ruolo “serio” di conoscenza, approfondimento o curiosità in generale, utilizzati maggiormente per studio e lavoro, l’ambiente social assume una valenza più ludica e leggera e dunque più disponibile a farsi sedurre dalla pubblicità in generale. Questa differenza, generalmente poco considerata, è invece fondamentale per la comprensione di una tendenza ormai consolidata.

Saranno dunque le piattaforme Social a guadagnare la leadership del mercato della pubblicità online al posto degli attuali colossi della ricerca? Chi può saperlo, chi può conoscere le mosse che muoveranno il più grande business globale nei prossimi anni. Quello che possiamo dire per concludere è che il pay-per-click nella sua forma attuale è ormai destinato, per i motivi appena descritti, a lasciare il posto a nuove forme di pubblicità online più efficaci ed adeguate ai tempi.

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Come scrivere una pagina web!

come scrivere una pagina web

Creare un testo per il web che risulti efficace ed utile per il lettore. Ecco come farlo in modo diretto, coinvolgente e comunicativo.

Con l’avvento di internet, la comunicazione è cambiata completamente, sono cambiati gli strumenti a disposizione per la fruizione dei contenuti e gli stili di vita hanno subito una profonda evoluzione. Leggere un articolo dalla pagina di una rivista è certamente diverso dal farlo attraverso il monitor di un computer o dallo schermo di uno smartphone. Poter disporre di una grande mole di informazioni, sempre disponibili ed aggiornate, ci ha abituato ad una lettura veloce e frammentaria dei contenuti, con l’esigenza di arrivare immediatamente al dunque senza inutili perdite di tempo.

Scorrere una pagina in scansione, saltando di riga in riga per cogliere l’essenza del testo, è una pratica molto comune. L’utente web medio sa esattamente quello che vuole, lo ricerca in modo consapevole, ma soprattutto lo vuole subito. Se non ci piace l’idea che la nostra pagina venga saltata a piè pari ed etichettata come “poco interessante”, abbiamo il dovere di creare un contenuto appetibile, che vada in contro alle esigenze del lettore e non alle nostre aspirazioni narrative.

Creare pagine web brevi e concise.

Una dote poco comune fra gli scrittori è certamente la sintesi. Spesso si tende a dilungarsi nel tentativo di sviluppare concetti già complessi o annacquare idee povere di contenuto, in altri casi si cerca di abbellire il testo facendo sfoggio di stile impeccabile. Bene, da ora in poi, cerchiamo di concentrarci soltanto sulla sintesi! L’idea di fondo è quella di utilizzare un metodo verbale, cioè esprimersi in modo diretto e personale, privilegiando la comunicazione alla forma. Rimane comunque apprezzabile il tentativo di coinvolgere il lettore fornendo osservazioni interessanti e spunti di riflessione. I concetti principali devono apparire chiari ed in ordine di importanza per ottimizzare la scansione dell’occhio durante la lettura della pagina, concediamo meno allo stile e più alla sostanza. Naturalmente, è fondamentale la ricerca di una scrittura coinvolgente e comunicativa, almeno in parte. Per garantire ordine e brevità sono sempre utili elenchi puntati o numerati.

Inserire le informazioni più importanti sempre all’inizio della pagina.

E’ sempre bene inserire i concetti di maggior peso all’inizio della nostra pagina per permettere all’utente di leggere il testo con la giusta motivazione e interesse ottimizzando dunque capacità cognitive e di concentrazione. La cosa è certamente utile anche nel caso in cui il lettore decida di lasciare la pagina anzitempo, in questo caso avrà colto chiaramente i contenuti principali, e forse potrà tornare a trovarci in seguito. In realtà, la pratica ha una discreta utilità anche riguardo la SEO della pagina ma, per motivi di spazio, non tratteremo l’argomento in questo post.

Suddividere il testo in porzioni.

Sezionare il contenuto della la pagina e disporlo in mini paragrafi, di quattro o cinque righe, che possano attirare il lettore permettendogli di isolare le parti di suo interesse in modo facile ed immediato. Rendere i paragrafi di una lunghezza più “digeribile” ai lettori pigri e distratti facendo risaltare in modo chiaro i concetti base, magari con l’uso del grassetto o di titoli intermedi, molto utili alla scansione della pagina per argomenti.

Utilizzare Link interni ed esterni alla pagina.

Una buona tecnica per attirare l’attenzione del lettore frettoloso è quella di evidenziare contenuti interessanti, interni o esterni alla pagina, tramite l’uso di link. Questo soltanto quando è realmente utile e comunque senza esagerare. I link sono sempre molto ricercati dalla scansione dell’occhio ed attirano l’attenzione sul concetto che esprimono e piacciono molto. Naturalmente dobbiamo fare in modo che il nostro navigatore non lasci il sito per andare altrove ma piuttosto si focalizzi meglio sul significato del link stesso. Per questo è sempre utile l’attributo HTML (target=”_blank”) nel link per collegarlo ad una nuova pagina del browser.

infografica

Inserire immagini o infografiche a completamento del testo.

Utilizzare immagini o info-grafiche per migliorare la comprensione del testo scritto, soprattutto quando trattiamo concetti complessi o poco intuitivi. Le immagini dovrebbero servire a completare il testo, semplificandone la lettura e l’assimilazione, e non viceversa. Meglio non esagerare con immagini troppo complesse o difficili da interpretare che servirebbero soltanto a confondere il lettore e mandandolo fuori strada. (A questo punto, prima di ingenerare confusione, è meglio specificare che il significato  dell’immagine pubblicata qui sopra non ha nessun nesso specifico con l’argomento trattato nel nostro post se non quello di apparire come una info-grafica dimostrativa)

Se utilizziamo tabelle HTML, cosa che tenderei a sconsigliare vista la scarsa omogeneità di visione e compatibilità tra browser e dispositivi diversi, è sempre bene mettere a nota una breve spiegazione o interpretazione dei dati per facilitarne la lettura. Il mio consiglio è quello di tradurre la tabella in immagine, a scopo visivo, ed inserire il dato con le dovute spiegazioni anche sotto forma di testo che possa essere letto ed interpretato dal lettore ma anche dagli spider dei motori di ricerca.

Concludo dicendo che creare pagine web di buona qualità è per me alla base della  di qualsiasi progetto di comunicazione, ed impone un impegno adeguato e proporzionato all’obiettivo che si intende raggiungere. Scrivere dei buoni testi, oltre a facilitare la vita ai nostri visitatori, produce risultati sorprendenti in termini di indicizzazione delle pagine del sito offrendo quindi un discreto vantaggio competitivo nei confronti di chi non lo fa. Il Web Copywriting è dunque una delle fasi cruciali per il raggiungimento del successo online. Non dimentichiamolo!

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Google Mobile Search, nuove regole 2017 per semplificare l’accesso ai siti web da dispositivi mobili!

google mobile nuove regole 2017

Dopo la annunciata rivoluzione “Mobilegaddon”, con l’intento di semplificare l’accesso ai siti web da dispositivi mobili, Google cambia passo e dichiara guerra ai messaggi intrusivi, spesso pubblicitari ma non solo, presenti in quantità su alcuni siti web che rendono difficile se non impossibile una corretta navigazione mobile. Per capire meglio, parliamo dei cosiddetti interstitial o per intenderci quei fastidiosi popup che perseguitano da sempre gli utenti web impedendo loro di accedere immediatamente ai contenuti principali.

A partire da Gennaio 2017, infatti, saranno ulteriormente aggiornati gli algoritmi del motore di ricerca che andrà pian piano a penalizzare il rank dei siti in palese contrasto con le nuove regole. Saranno retrocesse nelle SERP le pagine che contengono interstitial, almeno quelli più invasivi, con l’intento di migliorarne l’accessibilità da dispositivi mobili. Per il momento si parla soltanto di SERP provenienti da ricerca Mobile, ma non è detto che in futuro la cosa non si possa applicare a tutte le ricerche. Importante specificare che la scure di Google si abbatterà soltanto su interstitial grossolani ed invasivi, comunque non utili alla navigazione ed alla vera fruizione dei contenuti. Per esempio saranno tenuti fuori dalla penalizzazione gli avvisi come quelli legati all’utilizzo dei cookie o verifiche ed informative varie.

Google Webmaster Central Blog riporta le specifiche delle novità con le regole di applicazione ed un chiaro cenno alle eccezioni.

Ecco le modalità che saranno penalizzate da Google Mobile Search:

  • Mostrare qualunque tipo di popup che si sovrapponga alla pagina coprendo interamente i contenuti principali ed impedendo la navigazione.
  • Mostrare qualunque interstitial intrusivo che richieda una specifica azione da parte dell’utente per poter continuare la navigazione.
  • Mostrare qualunque interstitial parzialmente intrusivo, disposto a margine superiore o inferiore della pagina, anche nel caso in cui lo stesso lasci intravvedere il contenuto per intero.

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Ecco invece le modalità, utili alla navigazione, che non rischiano la penalizzazione:

  • Avviso di utilizzo di cookie con pulsante di accettazione.
  • Interstitial per la verifica della maggiore età dell’utente e consentire un accesso consapevole al contenuto.
  • Piccoli banner pubblicitari marginali e poco invasivi.

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Il mondo del web si dimostra particolarmente diviso sulla decisione di Google, naturalmente gli interessi di chi usa la rete come utente e chi invece lo fa da editore sono sostanzialmente diversi e spesso contrastanti.

Gli utenti di internet, quelli che usano la rete per svago o per lavoro, sono sempre più infastiditi da alcune forme di comunicazione particolarmente invadenti e ritengono sia giusto cercare di arginare il fenomeno all’interno di un regolamento certo e valido per tutti. Gli editori, dal canto loro, si sentono oggetto di costrizioni sempre più stringenti e poco naturali, ritengono di avere diritto di esercitare le loro strategie nel modo più e congeniale alle loro esigenze senza troppi vincoli. Personalmente ritengo, senza voler fare torto a nessuno, che uno schema etico, un codice deontologico, sia sempre più necessario per un uso responsabile della rete, ancor di più quando si parla di grandi numeri. La presa di coscienza dei limiti necessari al buon funzionamento di qualsiasi meccanismo sociale è sempre utile al meccanismo stesso e non implica una minore libertà d’azione o d’espressione ma soltanto una regola a cui attenersi. Il compito non è di certo facile, gli interessi contrastanti delle parti in gioco sono enormi, speriamo che per questa volta si possa pensare ad una soluzione utile a tutti.

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Contenuti duplicati, cosa sono e come prevenirli facilmente..

contenuti duplicati cosa sono e come prevenirli

Tutti noi conosciamo l’importanza di prevenire la duplicazione dei contenuti web per non rischiare un’inutile e dannosa penalizzazione da parte dei motori di ricerca. Ma in cosa consiste esattamente? Parliamo di contenuti duplicati quando una porzione importante di un testo o addirittura un’intera pagina web compare contemporaneamente sullo stesso dominio o su domini diversi. La cosa è decisamente più comune di quanto possa sembrare, nonostante sia ormai noto a tutti che i motori di ricerca la considerano come negativa, penalizzando fortemente le pagine in questione. L’unicità dei contenuti, cioè la loro originalità, è dunque alla base del funzionamento dei motori di ricerca stessi che reputano poco utili o addirittura dannosi i contenuti ripetitivi.

Ecco alcune situazioni in cui si verificano duplicazioni di contenuti potenzialmente dannose per il sito che le pubblica:

  1. Pagine web o interi siti completamente o parzialmente clonati sono considerali SPAM e dunque fortemente penalizzati dai motori di ricerca. Queste azioni, normalmente frutto di plagio o comunque di pratiche illegali, vengono messe in atto da operatori senza scrupoli con finalità diverse, non ultima quella di danneggiare l’indicizzazione dei contenuti del sito che li ha realmente prodotti.
  2. Contenuti di articoli, news o post che con azione fraudolenta vengono letteralmente copiati ed incollati apportando alcune piccole variazioni con la completa nuova attribuzione della paternità di origine.
  3. Siti web, spesso E-commerce che per poca fantasia o scarsa competenza, pur di riempire la pagina vuota con qualche riga di testo, duplicano contenuti come descrizioni di prodotti o addirittura le copiano direttamente dai siti dei produttori.

Se temiamo che i nostri contenuti siano stati clonati a nostra insaputa, per tentare di danneggiare il nostro sito o per qualsiasi motivo, potrebbe esserci estremamente utile questo tool disponibile in rete gratuitamente. Si chiama Copyscape ed é in grado, inserendo l’URL del nostro sito, di fornirci eventuali altre URL riportanti i nostri contenuti originali, anche in forma parziale. Ma cosa fare nel caso di un risultato positivo? Come agire nel caso in cui ci accorgessimo che i nostri contenuti hanno subito un plagio? E’ complicato da dire, bisognerebbe esaminare caso per caso e comunque sarebbe un problema di non facile risoluzione, direi che potrebbe essere il tema di un prossimo post di approfondimento.

copyscape_screenshot

I motivi che portano alla duplicazione di contenuti sono diversi e non sono tutti da considerare come frutto di azioni consapevoli o deliberatamente fraudolente. Un esempio classico, che porta a duplicare una pagina quasi inconsapevolmente, è quello di produrre il medesimo contenuto con finalità diverse. Ad esempio produrre lo stesso contenuto in formato html, per la visualizzazione a monitor, ed in formato Pdf per il download e la stampa. Questa è di fatto una duplicazione.

In realtà i motori di ricerca moderni sono molto attenti a non penalizzare situazioni di questo tipo, i loro complessi algoritmi sono attrezzati per fare fronte brillantemente a queste evenienze. Il compito dello spider è quello di ricercare situazioni in cui la duplicazione è voluta al fine di forzare l’ottimizzazione, di conseguenza provvedere all’immediata penalizzazione del contenuto stesso tramite la retrocessione nelle SERP.

Il modo migliore per prevenire la duplicazione involontaria dei contenuti del nostro sito è sempre quella di curare attentamente l’organizzazione dei files in fase di creazione ed amministrazione.

Cercare di eliminare qualunque elemento ripetitivo, ove possibile, in ogni caso cercare di ridurli al minimo di modo che non possano nuocere al resto del contenuto apparendo come porzioni di testo duplicate. Nel caso la cosa risulti difficile da mettere in pratica, inserire tutti gli elementi ripetuti possibilmente in coda alla pagina per tentare di attenuarne il valore semantico rispetto al totale e cercare di passare inosservati.

Nominare le pagine con nomi sempre diversi, possibilmente esplicativi del contenuto, e non creare cartelle diverse con nomi di files uguali del tipo index.html, pagina_1.html, pagina-2.html etc.

Utilizzare in modo costruttivo il file robots.txt per impedire l’accesso dello spider ai files duplicati in modo volontario ma funzionali al sito stesso, come visto nell’esempio precedente. In questo modo possiamo essere pressoché certi di indicizzare esclusivamente il contenuto da noi selezionato senza includere niente di indesiderato.

La penalizzazione di una pagina web da parte dei motori di ricerca è sempre un evento spiacevole, considerato il tempo e la fatica impiegati per renderla visibile e migliorarne l’indicizzazione e quanto ancora potrebbe volerci per invertire la tendenza e tornare al punto di partenza. Il consiglio è quello di mettere in pratica le poche ma importanti regole citate nel post per evitare di creare inutili inconvenienti e, se possiamo, proteggiamo attivamente i nostri contenuti dai malintenzionati sottoponendoli a manutenzioni periodiche al fine di prevenire o correggere le spiacevoli conseguenze.

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Email Marketing, sistema economico ed efficace, ecco cosa c’é da sapere!

email marketing

Non c’è nulla di meglio che comunicare in modo diretto, economico ed efficace con persone che ti hanno chiesto espressamente di farlo, almeno si spera, inviando loro email ed info commerciali! Veramente un bel privilegio tenendo conto che questo avviene raramente nella pratica del marketing convenzionale. Nonostante questa incoraggiante introduzione, l’email marketing non è sempre facile da mettere in pratica in modo adeguato. Capita troppo spesso di inviare un certo numero di email promozionali agli iscritti della nostra newsletter e notare che il tasso di apertura o la risposta commerciale è veramente molto bassa o addirittura inesistente. Stiamo sbagliando qualcosa? Utilizziamo uno stile poco efficace o contenuti non adatti? Vediamo qualche “consiglio utile” per cercare di migliorare il processo di comunicazione e rendere più produttiva la nostra campagna di Email Marketing.

Usare un oggetto (subject) breve e chiaro per favorire un maggiore tasso di apertura della email. Da uno studio condotto da Retention Science su 260 milioni di email inviate in 540 campagne, si evidenzia come l’oggetto (subject) ideale per una email di marketing debba avere una lunghezza ottimale di circa 6-10 parole e che normalmente la media sia decisamente più elevata, di 11-15 parole. Gli studi non fanno scuola ma aiutano a capire i grandi numeri.

Attenzione all’uso delle parole giuste nel testo della email. Esistono ancora parecchi filtri anti spam in grado di fermare le nostre email prima che giungano a destinazione. Evitiamo parole come GratisGratuito, Affare o qualsiasi altra parola possa suonare come ingannevole o utilizzabile per proporre merci o servizi non richiesti. In ogni caso è sempre bene non usare punteggiature particolari come punti esclamativi in quantità superiore al normale o lettere maiuscole ripetute, grassetti o sottolineati, comunque nulla che enfatizzi in modo innaturale il messaggio stesso della email. Evitare sempre i simboli legati alla valuta come £, € o $.

Se e quando possiamo, é utile porre il nome proprio del destinatario della email nell’oggetto e nel testo. Il senso di fiducia aumenterà di sicuro ed il tasso di apertura crescerà di conseguenza. Sempre secondo lo studio condotto da Retention Science, il tasso di apertura crescerebbe addirittura dal 15,7% al 18,3%. Non male!

Scrivere Email brevi che vadano subito al punto con sintesi e chiarezza. Sappiamo che non é sempre facile da mettere in pratica ma sforziamoci al massimo per concentrare il contenuto nel minor numero possibile di parole. Il testo breve risulta spesso più incisivo e meglio comprensibile da chi utilizza dispositivi mobili come smartphone e tablet per la lettura delle email.

E’ particolarmente importante dare al destinatario la sensazione di avere a che fare con una persona reale che parla con un linguaggio vero, che suona umano e naturale. Mi spiego meglio. Le comunicazioni fredde, prive di emozioni, che riportano ad un link esterno o descrivono un prodotto o un servizio in modo distaccato e innaturale hanno certamente minor presa su chi le legge perché non producono nessun tipo di risposta emotiva che possa portare ad una mossa successiva come ad esempio una risposta.

Utilizzare una forma di comunicazione empatica, per quanto possibile, cercando di calarsi nella realtà del nostro interlocutore. So bene che la cosa sembra complicarsi irrimediabilmente, in realtà basta veramente poco. Muoversi con attenzione e qualche accorgimento saranno sufficienti per esprimere disponibilità e predisposizione nei confronti del destinatario della nostra email. Cerchiamo sempre un linguaggio diretto ma rispettoso della persona, dare del tu é quasi sempre la soluzione ideale. Evitiamo sempre le frasi dimesse o servili come gli atteggiamenti arroganti e saccenti che generalmente producono effetti indesiderati e controproducenti. Cerchiamo di utilizzare i sentimenti più profondi e le leve emotive più adatte al tipo di contenuto che vogliamo trasferire, il senso materno o paterno, i sentimenti di amicizia e d’amore, i valori dello sport, il senso di libertà etc. Meglio sempre evitare concetti legati alla religione o politica, non si sa mai dove potrebbero portare.

Per tornare sul pratico, un buon modo per comunicare è da sempre un’immagine curata ed espressiva. L’immagine ha il compito di esprimere al meglio il contenuto di testo che segue. Il realismo, in alcuni casi, è accettabile e spesso rende meglio che una foto apparentemente slegata dal contesto. Ci sono situazioni in cui l’immagine ha il compito di rappresentare un brand, un prodotto o un servizio, in quel caso è fondamentale che sia realizzata da un professionista, meglio se appositamente per l’occasione.

Sembra quasi inutile ricordare che nell’Email Marketing, come in tutti gli altri settori del Web Marketing, esistono delle regole etiche e norme da rispettare, sancite anche dal codice, che pongono dei limiti all’invio sconsiderato di email private o commerciali. Soltanto per la cronaca ricordo a tutti i lettori che è considerato Spam qualsiasi invio di email non preceduto da chiara autorizzazione da parte del destinatario, sia esso privato che aziendale. Nonostante questi vincoli, ogni giorno tutti noi riceviamo decine di email non richieste che ci invitano a visitare pagine web, approfondire argomenti o semplicemente acquistare qualcosa. Il mio consiglio, anche questo non richiesto, è quello di agire come il mittente pensando come il destinatario!

In ogni caso, se le nostre email non godono della giusta attenzione, almeno quella che noi pensiamo di meritare, non disperiamo e non smettiamo mai di sperimentare nuovi metodi e soluzioni alternative. Proviamo per un attimo a sovvertire le regole e percorrere strade nuove per ottenere il medesimo risultato. Questo non vuol dire che vale tutto ed il contrario di tutto ma piuttosto che in un panorama così frammentato e complesso potrebbe talvolta sfuggirci qualcosa di importante e che forse vale la pena provare soluzioni innovative e creative che possano comunque condurci ai nostri obiettivi.

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SEO, i fattori esterni che influenzano il posizionamento.

fattori seo che influenzano il posizionamento

Sono numerosi fattori che influenzano il posizionamento di una pagina web sui motori di ricerca, questi si dividono in fattori on-pageoff-page. In questo post ci concentreremo soltanto sui fattori esterni, quelli non dipendenti dal contenuto della pagina e non completamente controllabili in fase di costruzione del sito. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza!

Il primo e più importante di questi fattori é senz’altro il link esterno in entrata o backlink che normalmente determina il Page Rank. Come tutti noi sappiamo, é fondamentale il numero di collegamenti diretti alle nostre pagine, definibile come una forma di popolarità del sito stesso, ma é determinante in particolare la qualità e dunque la provenienza dei link stessi. Per un ristorante é più importante la recensione di dieci clienti consumatori o il parere competente di un critico affermato? Un parere competente offre maggiori garanzie sulla bontà della cucina e la sulla scelta dei vini?

In realtà, un link di qualità certificata offre maggiori garanzie sui contenuti che consiglia, li rende affidabili agli occhi “innocenti” del motore di ricerca. Un link di qualità é normalmente un link che proviene da un sito con un buon Page Rank di base, diretto ad una pagina che pubblica argomenti con forte attinenza con la pagina di partenza.

Un link da respingere é invece quello proveniente da siti di dubbia fama o con scarsa attinenza con i nostri contenuti, ancor peggio da siti off limits come “link farm” etc. Ricordiamo di selezionare al massimo, dove possibile, l’origine dei backlink rivolti al nostro sito che produrranno un decisivo incremento del traffico in entrata, sia dai siti che producono i links che dai motori di ricerca che approvano.

E’ molto importante inoltre che i backlink vengano accumulati in un lasso di tempo verosimile e non nel giro di poche settimane o addirittura nell’arco della stessa giornata. In caso contrario, l’algoritmo del motore di ricerca potrebbe entrare in allerta e giudicare sospetto l’accumulo repentino dei link.

Altro fattore che concorre al buon posizionamento della pagina é dato dal dominio di provenienza del link in ingresso. Normalmente i domini con estersione .gov, .edu e .org, ad esempio, offrono secondo gli algoritmi dei motori un vantaggio perchè in apparenza più affidabili. Al contrario, i domini .com, .info etc. non offrono questo vantaggio, pur non creando nessuna penalizzazione a chi li riceve.

L’età anagrafica del backlink e del dominio che lo produce é certamente importante perchè trasmette fiducia e certifica la durata nel tempo dello link stesso confermando la regola che ne presume maggiore affidabilità. L’età del link, ad occhi più critici, potrebbe essere vista come portatrice di contenuti vecchi o sorpassati, la cosa non é sempre vera perchè i contenuti si aggiornano continuamente. Non é giusta dunque neanche la logica contraria per cui un link giovane non produce risultati affidabili solo in quanto giovane, un ottimo esempio é portato dai tantissimi blog presenti in rete che producono ogni giorno contenuti freschi di grande qualità e competenza.

Il link di ritorno proveniente da una delle tante directory web, soprattutto quelle specializzate, gode di grande autorevolezza presso i motori di ricerca, le directory hanno la patente di certificare alcuni siti come affidabili e scartarne altri come inaffidabili o comunque poco rilevanti in generale.

Parliamo ora dei fattori esterni insiti nel sito stesso che possono influenzare positivamente il posizionamento di una pagina web, cioè nulla a che vedere con link di ritorno o altre azioni dall’esterno.

Il primo fattore importante é l’età anagrafica del sito, o meglio quella di registrazione del dominio a cui fa capo. Possiamo certamente affermare che un sito consolidato negli anni ha minori fluttuazioni di indicizzazione ed un posizionamento più stabile di altri più recenti. In tutta onestà, esistono tantissimi siti di vecchia pubblicazione con contenuti di valore assai modesto e siti più recenti estremamente interessanti e dotati di contenuti di grande qualità.

Le prestazioni, intese come tempo di caricamento delle pagine, sono uno dei fattori più importanti che determinano il posizionamento di un sito. Ottimizzare le prestazioni di un sito é uno dei primi passi per renderlo appetibile ai motori di ricerca. E’ buona abitudine monitorare il sito prima di metterlo online ma anche durante la vita del sito stesso, potrebbe capitare infatti che il server che ci ospita si trovi in una situazione di sovra popolamento non riuscendo a fornire a tutti le risorse promesse. In questo caso potremmo porre rimedio prima che la cosa diventi difficilmente risolvibile.

Un problema a cui trovare immediata soluzione é quello dei link non funzionanti. Al di la del giudizio di un visitatore della pagina che si trova davanti ad una pagina di errore 404 e declina l’invito ad approfondire la visita, la cosa assume grande importanza soprattutto dal punto di vista dello spider del motore di ricerca che tende a svalutare un sito con molti link non funzionanti, addirittura in molti casi a cancellarlo dagli indici creando un danno notevole. La causa più frequente, quella che normalmente ingenera il problema, é il cambiamento dell’ URL della pagina su cui sono diretti i link di ritorno senza avere l’accortezza di informare i siti da cui provengono per richiedere una correzione. Il risultato é che quei link che portavano vantaggio al nostro sito, di punto in bianco si trasformano in link contro producenti e dannosi.

Le situazioni sono molteplici e non sempre facili da gestire, sta a noi capire l’importanza di ciascuno di questi fattori e correggerli sulla base delle nostre specifiche esigenze.

Buone vacanze e buon lavoro a tutti!

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Immagini, come ottimizzarle per il web!

immagini come ottimizzarle per il web

Pubblicare immagini online, su blog, siti web o social network, potrebbe apparire come una cosa banale o comunque semplice da realizzare in mancanza di regole o standard da rispettare. Niente paura, non c’é nulla di complicato! In realtà, se ci interessa interessa soltanto condividere l’immagine con amici e parenti, probabilmente é davvero così. Se invece desideriamo che la nostra immagine sia perfettamente ottimizzata per un uso web, multipiattaforma o che abbia caratteristiche SEO friendly, allora propongo di concentrarci per un attimo e approfondire l’argomento.

Cominciamo parlando dello strumento fondamentale, realmente indispensabile per l’ottimizzazione delle immagini, mi riferisco naturalmente del software grafico per foto ritocco. Il più noto ed utilizzato software di questo tipo é certamente Adobe Photoshop, veramente l’ideale per l’editing professionale di immagini. In realtà esistono diversi altri prodotti in grado di fornirci un servizio simile, altrettanto validi ma meno costosi. Per dovere di cronaca ricordiamo che, per uso non commerciale, sono in vendita licenze Adobe Photoshop complete a prezzo ridotto, per poche centinaia di Euro, fornite anche su piattaforma Cloud. Esistono anche diverse alternative eccellenti ad un prezzo più abbordabile come Corel PaintShop Pro o addirittura in versione Open Source come il celeberrimo Gimp. Sono disponibili inoltre alcuni strumenti online che ci offrono un servizio simile, gratuitamente o a prezzi estremamente contenuti, come ad esempio Pixlr, PickMonkey etc.

La fase più importante per ad una corretta ottimizzazione é senza dubbio il controllo della dimensione dell’immagine. I siti moderni, come ben sappiamo, sono ricchi di immagini che spesso gravano in modo significativo sul peso complessivo della pagina limitandone l’uso a chi dispone di strumenti e risorse di banda adeguate alla corretta visualizzazione. E’ importante dunque che l’immagine sia trattata in modo tale da ridurla al minimo indispensabile, salvaguardandone la qualità, per poter essere utilizzata in rete dal maggior numero di utenti possibile. La dimensione, intesa come peso in KB é funzionale ad alcuni parametri collegati tra loro e gestibili dal software.

Il primo di questi parametri é la dimensione totale dell’ immagine in pixel, che dipende appunto dal prodotto lato x lato della nostra immagine, ad esempio 800X600 pixel per una immagine in 4/3 standard che avrà una quantità di pixel pari a 480K pixel. Quando scattiamo l’immagine con la fotocamera o con lo smartphone, la dimensione totale varia al variare della qualità in Mega Pixel del sensore di cui disponiamo. Normalmente l’immagine non compressa scattata con un sensore da 8MPixel avrà le dimensioni teoriche di 8MPixel, Va da se che non sarà possibile pubblicare una foto nella qualità massima espressa dall’hardware della nostra macchina fotografica all’ultimo grido e dunque l’immagine andrà ridimensionata e compressa secondo le nostre esigenze di pubblicazione.

Altro parametro importante è la risoluzione dell’immagine, nel nostro caso si misura in PPI (pixel per pollice), che corrisponde alla quantità di pixel per unità di superficie. Tornaniamo al nostro problema, tenendo conto che la risoluzione standard di un monitor per pc é di 72 pixel per pollice, intuiamo facilmente che una immagine con risoluzione superiore non sarebbe godibile sino in fondo e dunque uno spreco di risorse che andrebbe ad appesantire inutilmente il nostro file. E giusto dire che, grazie ai dispositivi in alta risoluzione, esistono anche altri parametri da rispettare, ma per complessità tratteremo l’argomento in un futuro post.

La compressione del file immagine durante il salvataggio é il terzo ed importante parametro da considerare prima della pubblicazione. Tutti i software moderni sono dotati della funzione “Esportazione per il web” che offre la possibilità, una volta configurata la dimensione e la risoluzione, di comprimere il file per un migliore utilizzo. La cosa serve ad impedire che l’immagine risulti inutilmente pesante e difficile da caricare tramite browser. Le immagini destinate alla pubblicazione web vanno ottimizzate generalmente per la dimensione scelta, ad esempio 800X600 pixel, una risoluzione di 72 pixel per pollice ed un valore di compressione che varia a seconda dei gusti personali e della qualità di dettaglio che si desidera mantenere, normalmente 80% nei files jpg per immagini di buona qualità. Per quanto riguarda le estensioni con cui salvare i files, le più utilizzate sono appunto jpeg o jpg, png e gif. Personalmente comprimo in jpg quasi tutto e mi limito a png per le immagini che necessitano della trasparenza.

Il percorso di ottimizzazione delle immagini per il web non finisce qui, comincia ora la fase che completa l’immagine con caratteristiche SEO fiendly, consentendo alla stessa di essere correttamente riconosciuta ed indicizzata dai motori di ricerca.

Il nome é il primo fattore che la identifica l’immagine e ne descrive il contenuto ponendola all’attenzione dei motori di ricerca. Il consiglio é quello di nominare il file secondo uno schema descrittivo in modo che lo stesso sia utile ad una migliore comprensione e classificazione dell’immagine, ad esempio (costiera_amalfitana_tramonto.jpg). Ricordiamo, a proposito dell’importanza del nome file, che l’URL dell’immagine si compone, nella sua parte finale, del nome del file stesso.

E possibile inoltre aggiungere un contenuto descrittivo all’interno dell’attributo di testo alt, direttamente nel codice HTML con la funzione di fornire un testo alternativo per descrivere il contenuto dell’immagine e renderla maggiormente comprensibile e fruibile ai motori di ricerca. Non tutti lo utilizzano ma é possibile assegnare all’immagine anche un attributo title, per aggiungere appunto un titolo che identifichi l’immagine dando alla stessa un’identita univoca.

<img src=”../costiera_amalfitana_tramonto.jpg” title=”Tramonto in Costiera Amalfitana” alt=”tramonto sul mare, veduta da Amalfi” width=”800″ height=”600″>

I moderni CMS includono alcune funzionalità interessanti relative all’immagine, alla quale possono attribuire oltre al titolo ed al testo alternativo, come già visto, anche una descrizione ed una didascalia per completare le funzionalità SEO disponibili.

In conclusione possiamo dire che utilizzare con metodo una corretta ottimizzazione e gestione delle immagini web, nonostante possa apparire come una pratica faticosa e non sempre gradita, é invece estremamente utile ed in grado di produrre in breve tempo risultati veramente apprezzabili in termini di prestazioni del nostro sito web, nonchè aumentarne significativamente le caratteristiche SEO.

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Mobile Marketing, nuova strategia e nuove regole!

mobile marketing una strategia nuova

I dispositivi mobili occupano oggi una fascia sempre più ampia di utilizzatori, nello specifico utenti che utilizzano Smartphone e Tablet per l’accesso a internet e fanno normalmente ricerche, acquisti online, visitano portali e siti web. Forse non tutti sanno che quotidianamente attiviamo lo Smartphone un centinaio di volte ad intervalli medi di 30 minuti per svolgere svariate attività comuni come scaricare la posta, telefonare o semplicemente accedere alla rete per connetterci a un Social Network. Ad una prima analisi, la cosa potrebbe apparire addirittura inquietante, ma da una riflessione più approfondita comprendiamo quanto l’uso del terminale mobile abbia generato in noi una simbiosi, un comportamento compulsivo difficilmente controllabile.

L’inevitabile domanda, che chiunque di noi con un pizzico di senso critico dovrebbe porsi é questa: Quante probabilità ci sono che un utente mobile possa imbattersi in pubblicità considerato il tempo medio trascorso online ed il numero di connessioni aperte ogni giorno? La risposta é scontata e dovrebbe farci riflettere!

Una strategia pubblicitaria moderna, deve necessariamente considerare l’uso di Smartphone e Tablet come prioritario, migliorando ad esempio l’esperienza di navigazione. Consideriamo per un attimo la cosa da un punto di vista più squisitamente tecnico. Il requisito minimo indispensabile é quello di offrire un ambiente che favorisca al massimo ed invogli l’utente mobile alla navigazione, alla fruizione del servizio offerto, eliminando le difficoltà e gli ostacoli che normalmente si incontrano in questi casi. Un esempio pratico, per capire, potrebbe essere una pagina opportunamente ottimizzata che conduca l’utente al checkout di un acquisto online senza intoppi, cosa che oggi, in molti casi, é ancora una vera utopia. La prima e più importante condizione perchè questo avvenga é che il sito sia realmente Mobile Friendly.

Per motivi vari, qualche volta, tendiamo a confondere un sito con caratteristiche responsive con uno mobile, cioè perfettamente ottimizzato per quel tipo di utilizzo. Purtroppo questa distinzione non é sempre netta, in molti casi occorre pensare al dispositivo mobile come elemento prioritario in fase di sviluppo, Mobile First, per offrire una perfetta e produttiva esperienza di navigazione.

Fatta questa considerazione di base, andiamo ad esaminare alcuni punti importanti che caratterizzano il Mobile Marketing e che lo differenziano da quello tradizionale.

Il messaggio perfetto é quello che non desta sospetto o addirittura fastidio ma che si integra perfettamente nella mobile experience. Deve essere nativo, creato appositamente per l’uso, perfettamente integrato con il dispositivo stesso per garantire la perfetta aderenza al mondo mobile e non sembrare in alcun modo qualcosa di posticcio o alieno all’esperienza stessa. Deve avere caratteristiche variabili e interattive che permettano di adattarsi all’utente e condividere un’esperienza diversa, creando persino una forma di intrattenimento.

I punti su cui lavorare, a mio parere sono questi.

Pubblicità attraverso i Social Networks, generalmente molto più efficace in quanto meglio accettata dall’utente perchè integrata perfettamente all’interno di interfacce familiari, frequentate quotidianamente e considerate sicure.

Pubblicità attraverso il video, alto impatto visivo, dispositivi evoluti, schermi di grande formato ed in alta risoluzione, processori potenti ed interfacce perfettamente ottimizzate per il mobile permettono esperienze di grande valore emotivo e comunicativo.

L’email, strumento ormai consolidato nelle nostre vite, assume una nuova funzione nel Mobile Marketing, e cioè quella di avere una corsia preferenziale per arrivare a noi, il nostro smartphone. Strano ma vero, la maggior parte delle email che riceviamo durante la giornata vengono aperte prima dal cellulare e poi, nel caso, rilette con calma dal computer dell’ufficio o di casa. Questo nuovo modo di vivere l’email fatto di notifiche dai social e messaggi tradizionali, puo fornire un nuovo ed efficace sistema per veicolare messaggi pubblicitari.

Tutto lascia supporre che trà non molto il traffico internet da smartphone e tablet supererà quello tradizionale e che dunque dovremo adattare necessariamente il nostro modo di agire sulla base delle nostre esigenze future. Tutti i passaggi epocali, compreso questo, creano difficoltà di adattamento ed attriti a coloro che vi si devono adattare. “Il Mobile Marketing é questo cambiamento“, molti lo hanno già capito!

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Costruzione dei link in ingresso, gettiamo le basi!

Costruzione dei link in ingresso, gettiamo le basi!

Il processo di Link Building é uno dei fattori più importanti, alla base di ogni progetto di Search Engine Optimization. Chiunque di noi abbia avuto occasione di cimentarsi nel compito, conosce bene i tempi e la fatica necessari per portare al nostro sito risultati degni di nota. E’ ormai noto che il numero, ma soprattutto la qualità dei link che convergono verso il nostro sito, possono rappresentare un fattore di successo decisivo, in grado di migliorare il posizionamento delle pagine nei risultati dei motori di ricerca.

Il modo più efficace, a detta di tutti, per sviluppare link utili a migliorare il posizionamento del nostro sito web é sempre quello di produrre contenuti di alta qualità e fare in modo che i nostri lettori ci linkino spontaneamente attribuendoci il merito per l’interesse destato della nostra pagina, con l’intento di condividerla con altri potenziali lettori. Questo tipo di acquisizione, detta “link naturale”, al contrario di quanto si possa pensare é senza dubbi la scelta migliore per ottenere il massimo in termini di visibilità, contenuti interessanti, originali e ben scritti, produrranno certamente il risultato che ci si aspetta senza bisogno di altro. Una volta innescato questo loop virtuoso del link, probabilmente non sarà più necessario lavorare per acquisirne di nuovi.

Tutto questo potrebbe apparire come il massimo del riconoscimento ma, in realtà, non basta. Occorre invece mettere in pratica una vera e propria strategia fatta di metodo, duro lavoro con qualche stratagemma utile che ci aiuti a chiudere il cerchio. Il tutto, a mio parere, nasce dall’esigenza di implementare un sistema di link che risultino assimilabili a link naturali, per pertinenza e provenienza, dando così l’idea che la cosa sia avvenuta in modo graduale. Allora come fare per attuare la strategia giusta? Mi permetto di suggerire alcuni punti che potrebbero fare al caso nostro!

La prima cosa da fare, forse banale ma certamente utile, é quella di richiedere il link direttamente o comunque mettere il lettore nella condizione di inserirlo con il minimo sforzo, in un percorso guidato. La richiesta esplicita tramite pulsanti che consentono il link alla pagina o la condivisione nei Social Networks, ad esempio sono metodi schietti, veloci ed efficaci.

Creare una Newsletter per l’invio diretto dei contenuti in anteprima che, con pochissimo investimento, permette di creare un ambiente di amichevole condivisione ed interesse reciproco. Attenzione! Offrire il servizio solo su richiesta esplicita dell’utente, altrimenti l’effetto potrebbe essere diverso da quanto ci aspettiamo.

La condivisione nei Social Networks come Facebook, Twitter, Google+ etc. é certamente il primo passo per una diffusione omogenea ed efficace del contenuto. Qualcuno sostiene che Google non tenga conto delle azioni social come dei veri e propri link di ritorno ma comunque, anche se fosse, sarebbero da considerare come qualcosa di estremamente positivo ed utile.

Costruire un sistema di cosiddette “esche” che ci permetta di generare link di ritorno in modo intelligente, soltando distribuendo al meglio i contenuti del nel nostro sito. I sistemi sono diversi, tutti di ottima efficacia e consistono ad esempio nel proporre contenuti di immediato interesse pubblico, come news, contenuti umoristici ed originali che favoriscano il passaparola ed il conseguente sviluppo virale del marchio o del nome. Naturalmente, mi rendo che la cosa non può valere per tutti e che in alcuni casi potrebbe addirittura essere contro producente. Questo é comunque il modo migliore per dare spazio alla fantasia e permettere ai nostri contenuti di varcare la soglia del sito o del blog promuovendolo il più possibile.

Condividere i nostri link attraverso siti di Social Bookmarking. Questi sono dei grossi contenitori organizzati di link che distribuiscono in rete, offrendo agli utenti iscritti un servizio di accesso ai contenuti di loro interesse. Servono inoltre ai siti web che li utilizzano per diffondere i loro contenuti ad usufruire di validi link di ritorno. Una cosa interessante da aggiungere é che i siti di Social Bookmarking organizzano normalmente le loro liste di link sulla base di categorie o comunque di interessi specifici e degli utenti iscritti, producendo dunque link di qualità, più mirati e graditi ai motori di ricerca. Ecco un sito esempio da visitare Digg.com. Per gli utenti più esigenti, tratteremo l’argomento in modo più approfondito in un post dedicato.

La Syndication é un’altro importante standard per la distribuzione automatica dei contenuti in rete. Si basa su un sistema che organizza e ritrasmette i contenuti messi a disposizione da qualsiasi sito ne consenta la diffusione tramite feed Atom o RSS, per offrirli a chi ne fosse interessato attraverso uno servizio apposito chiamato Reader. Tratteremo anche questo argomento in maniera più estesa in un’altro post dedicato.

Inserire il proprio link in una delle tante Web Directory generiche o specializzate presenti in rete per ottenere la pubblicazione é considerata un buon espediente. Importante valutare prima il PageRank del sito onde evitare che la cosa possa nuocere anzichè portare dei reali vantaggi. Proporre sempre titoli e descrizioni ottimizzate e personalizzate per le diverse directory, la cosa migliora l’effetto dell’eventuale link di ritorno. Ricordiamo la classica Dmoz.org, la directory generica più importante ed ambita del web per la quale sarà necessaria una procedura di inserimento lunga e non sempre certa.

Cercare di pubblicare il nostro link in qualsiasi sito ci dia affidamento dal punto di vista della credibilità e omogeneità con gli argomenti trattati da noi. Ad esempio, postare commenti inserendo il proprio link nei numerosi forum o blog esistenti potrebbe essere una buona soluzione, assicuriamoci soltanto che il sito non utilizzi l’attributo “nofollow”, altrimenti lo sforzo sarà del tutto vanificato.

In conclusione al nostro post, un pò condensato vista la vastità dell’argomento, mi sembra fondamentale sottolineare l’importanza di partire con contenuti di qualità, originali ed interessanti che ci distinguano dalla massa di informazioni omologate e scopiazzate presenti in abbondanza in internet.

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Boostrap V4, quasi pronta la release ufficiale!

Boostrap V4, quasi pronta la release ufficiale!

Dopo aver rilasciato il secondo step della versione 4 Beta del noto Framework, Bootstrap dichiara che ci siamo, la release ufficiale é quasi pronta! Parecchie le novità che la differenziano dalla versione precedente, a quanto sostiene il team che la ha sviluppata sono intervenuti praticamente su tutti i fronti ed in tutte le righe di codice che la compongono. Quali le novità più evidenti?

Ora, il framework privilegia in esclusiva il preprocessore Sass, rispetto alla versione precedente che supportava anche Less. Una scelta di campo per cercare di dare una direzione certa allo sviluppo e semplificare la vita agli utilizzatori. Un sistema di griglia ancora migliorato per privilegiare ulteriormente l’approccio mobile. Nuove opzioni di personalizzazione CSS, come gradienti, transizioni, ombre etc. gestibili ora direttamente come variabili Sass. Completamente abbandonato il supporto per IE8 per migliorare ulteriormente il codice CSS, un esempio concreto é l’implementazione delle unità relative ems e rems al posto del pixel utilizzato in precedenza. Tutti coloro che desiderano ancora piena compatibilità con IE8, saranno costretti ad utilizzare la versione precedente del framework. Rivisti completamente tutti i plugins JavaScript.

Tanto altro ancora in previsione di un rilascio imminente della versione definitiva. Ancora uno o due livelli di sviluppo beta e poi ci siamo! Vai al sito

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